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LA CRISI DEL BATTISTA, Terza domenica d'Avvento (A)


Guercino, Giovanni Battista in carcere visitato da Salomé
Il vangelo della terza domenica di Avvento (A) ha per protagonisti Giovanni Battista in carcere e Gesù, che dialogano a distanza attraverso i discepoli di Giovanni. (Mt 11,2-11): "Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!» (...)

Quando Giovanni comincia la preparazione della venuta del Messia, usa toni forti. “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?” E  anche “già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3, 7.10). Dopo aver battezzato Gesù ascolta il Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Poi viene arrestato da Erode, e in carcere i suoi discepoli lo informano su Gesù. Ma le notizie che riceve non corrispondono alle sue profezie. Non sente parlare di scure e di fuoco.

MARIA AMICA DI ELISABETTA E ZACCARIA, audio


S.Maria M.(FI), Madonna col bambino (sec.XII)

Dal 5 al 7 dicembre 2019 ho predicato un triduo in preparazione alla Solennità dell'Immacolata, a Firenze in Santa Maria Maggiore, antica chiesa del centro storico fiorentino (citata già in un documento del 931, ma forse più antica ancora) a pochi passi dal Duomo. Il tema delle tre omelie era "L'amicizia di Maria". In questa meditazione, che ho tenuto durante un ritiro nella parrocchia della Sacra Famiglia, a Imperia, il 9 dicembre, ho ripreso e ampliato l'argomento della prima omelia del triduo.

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CIAO, MADRE, su "Maria con te" dell'8 dicembre 2019


Nel numero dell'8 dicembre di "Maria con te" ci sono molti articoli interessanti intorno al dogma dell'Immacolata Concezione di Maria e alla sua devozione. Nella mia rubrica proseguo a commentare invocazioni della salve Regina. Torno sul saluto "Salve" che ripetiamo una seconda volta dopo le varie invocazioni; Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza, speranza nostra. Con un accenno alla storia dell'indio Juan Diego di cui celebriamo la memoria il 9 dicembre.

LA DOMANDA

Tra alcuni amici serpeggia la polemica sull’impegno di papa Francesco nel campo dell’ecologia. Dicono che il Papa non si dovrebbe mettere in questioni dibattute 
in campo scientifico, dovrebbe piuttosto richiamare il mondo su altri temi come l’aborto, l’eutanasia, ecc. Come posso rispondere? 
Ugo, Siena 
In vari modi. Per esempio, dicendo che il Papa richiama anche su quei temi, ma non solo su quelli, aprendo la riflessione sull’agire buono anche su tematiche forse trascurate. L’attenzione alla custodia del creato è un tema squisitamente morale: il creato è un bene che abbiamo ricevuto da custodire, coltivare e far fruttare da buoni amministratori, e ha conseguenze decisive sulla salute e il benessere delle generazioni future, vi sono implicate molte virtù cristiane e molte beatitudini. I temi di dottrina sociale della Chiesa suscitano sempre contrasti proprio perché incidono fortemente sulla vita vera e chiedono cambiamenti. È ciò che il Vangelo deve fare, diventare vita. Anche Leone XIII, che nella Rerum Novarum affrontò i temi del lavoro per umanizzarli, fu fortemente criticato. Ma grazie a quegli interventi il mondo del lavoro diventò più rispettoso dei diritti umani. 

SALVE REGINA/6

Abbiamo cominciato la Salve Regina con il saluto: Salve! Ma non basta, la vogliamo salutare ancora, come le persone che si vogliono bene. L’espressione semplice dell’amore prolungata nel tempo esprime la tensione che l’amore ha verso l’eternità, vuole durare per sempre. E in questo modo vuole anche esprimere quanto è intenso e grande. Ho digitato la parola Salve su un vocabolario latino-italiano trovato con Google. Con un sorriso ho letto la traduzione italiana che mi ha proposto: Ciao! Pensate che bello se traducessi- mo la Salve Regina così: Ciao Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza, speranza nostra, ciao! Lo prendo come un invito di Maria ad avere con lei un rapporto semplice e affettuoso come di un bimbo con sua madre. Nel racconto più antico delle apparizioni della Madonna di Guadalupe, il Nican Mopohua, notiamo il rapporto semplice tra Maria e l’indio Juan Diego: «Ella gli disse: “Juanito, mio piccolo figlio, dove vai?”. Le rispose: “Signora e Ragazza mia, sto andando in città a casa tua, per imparare le cose di Dio”. E quando Juan Diego non va all’appuntamento decisivo con Maria, la Vergine gli dice: “Che ti succede, figlio mio? Dove stai andando?”. E Juan Diego rispose al saluto, chiedendoLe: “Stai bene, o Signora mia e Ragazza mia?”. E le spiegò perché non era an- dato all’appuntamento. Dopo aver sentito il discorso di Juan Diego, la piissima Vergine rispose: “Non sono qui Io, tua Madre? Quello che ti spaventa e ti affligge non conta. Non sei forse sotto la mia ombra e protezione? Non stai sul mio cuore e fra le mie braccia? Di che cos’altro hai bisogno?”». 

"GIUSEPPE E MARIA" SU FRATE INDOVINO

 Nel numero di dicembre del 2019, la rivista "Frate Indovino", che arriva nelle case di duecentomila abbonati, pubblica una bellissima recensione del direttore Giuseppe Zois sul libro "Giuseppe e Maria. La nostra storia d'amore" insieme ad un'intervista all'autore e alla pubblicazione di uno stralcio del capitolo sulla nascita di Gesù a Betlemme, con quattro acquerelli di Anna Maria Trevisan. Giuseppe Zois ha conosciuto il libro e se ne è appassionato, in occasione della presentazione che ha curato presso il santuario della Madonna d'Altino in Val Seriana, a fine luglio 2019. Lo ringrazio per questa recensione così elogiativa, per l'intervista e la valorizzazione natalizia del libro.
Ecco la trascrizione del testo.


La luminosa grandezza di una perenne attualità

Affascinante viaggio dentro la vita di Giuseppe e Maria nell’originale ambientazione fatta da Andrea Mardegan

Si dice, e ciascuno può costatare quanto sia vero, che l’uomo d’oggi ha disimparato a guardare in alto, al Cielo con la sua lezione di vita. “Lassù” è un avverbio uscito dal nostro linguaggio e dalla nostra familiarità. Siamo troppo presi dalla quotidianità, dal vortice delle cose da fare. Tiriamo dritto, andiamo avanti. Non troviamo il tempo per alzare gli occhi in quel luogo “là, in alto”. Le troppe luci delle notti d’oggi ci hanno tolto la poesia e l’incanto del cielo stellato, con l’insegnamento che discende per il cammino di ciascuno. Abbiamo però bisogno di punti luminosi, soprattutto quando i passi rischiano di essere incerti, come in questo tempo di confusione estesa e di parallelo disorientamento.

SPERANZA NOSTRA, in "Maria con te" del 1 dicembre 2019


Madonna del Magnificat, Schilpario (BG)
Ecco la rubrica che curo, del numero del 1 dicembre di "Maria con te"

LA DOMANDA
Dopo la morte dei miei genitori, non essendo state chiarite prima
le vicende ereditarie, ci siamo ritrovati a litigare tra fratelli. Sono andata da un prete che ci conosce e gli ho chiesto di intervenire. Ma il sacerdote si è tirato indietro: non starà sbagliando anche lui? 
Chiara, Cuneo
La cosa più probabile è che il prete abbia agito bene, ricordando- si del passo del Vangelo di Luca in cui uno dice a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». Oltre a pregare molto per i preti, conviene non chiedere loro mai di strumentalizzare le conoscenze che hanno a motivo del ministero per favori- re interessi privati, magari anche legittimi. I preti devono poter rimanere con la braccia aperte come Cristo in croce per accogliere tutti e avvicinarli a Lui. 

SPERANZA NOSTRA
Ti invochiamo continuamente come speranza nostra. Perché sei nostra speranza, Maria? Noi riponiamo la nostra speranza in Dio, Gesù è la nostra luce, il nostro sole. Ma tu ce lo hai portato sulla terra, gli hai donato il nostro corpo e un cuore come il tuo, con il tuo sì, e lui ti ha affidato a noi come madre perché tu potessi sostenerci nella speranza di ritrovarlo. San Bernardo nel canto finale del Paradiso di Dante dice a Maria: tu sei, tra i mortali, «di speranza fontana viva- ce». Fonte viva di speranza: la fai nascere in noi continuamente. Ne abbiamo un bisogno continuo. Spiega papa Francesco: «Speranza è la virtù di chi, sperimentando il conflitto, la lotta quotidiana tra la vita e la morte, tra il bene e il male, crede nella Risurrezione di Cristo, nella vittoria dell’Amore. Abbiamo sentito il Magnificat: è il cantico della speranza, è il cantico del Popolo di Dio in cammino nella storia. Il cantico di tanti santi e sante, alcuni noti, altri, moltissimi, ignoti, ma ben conosciuti a Dio, mamme, papà, catechisti, missionari, preti, suore, giovani, anche bambini, nonni, nonne: questi hanno affrontato la lotta della vita portando nel cuore la speranza dei piccoli e degli umili».  «Maria dice: “L’anima mia magnifica il Signore”», prosegue Francesco: «anche oggi canta questo la Chiesa in ogni parte del mondo. Questo cantico è particolarmente intenso là dove il Corpo di Cristo patisce oggi la Passione. Dove c’è la Croce, per noi cristiani c’è la speranza, sempre. Per questo a me piace dire: non lasciatevi rubare la speranza, perché questa forza è una grazia, un dono di Dio che ci porta avanti guardando il Cielo. E Maria è sempre lì, vicina a queste comunità, a questi nostri fratelli, cammina con loro, soffre con loro, e canta con loro il Magnificat della speranza» (Omelia, Castelgandolfo 15 agosto 2013). 

GESTI E PAROLE IN PAPA FRANCESCO, audio di Radio Mater


 25 marzo 2017 Papa Francesco pranza con i detenuti a S.Vittore
La seconda trasmissione a Radio Mater di commento ad aspetti dell'insegnamento di Papa Francesco, è andata in onda lunedì 25 novembre alle 18.45, in diretta. Ne ripropongo la registrazione.

Per ascoltare o scaricare la trasmissione cliccare qui

IL SUO REGNO NON AVRA' FINE, meditazione audio

Nella festa di Cristo Re meditiamo a partire dal testo della lettera ai Colossesi che si legge nella Messa, per poi passare al Vangelo del buon ladrone e agli altri testi del Vangelo di Luca che parlano del Regno di Dio.




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DOLCEZZA NOSTRA, in "Maria con te" del 24 novembre 2019


Benvenuto Tisi detto Garofalo, Ferrara (+1559)
Sul numero del 24 novembre pubblico una risposta sulla preghiera e una riflessione sul nome "dolcezza" che diamo a Maria nella Salve Regina.

LA DOMANDA
Caro don Andrea, nella preghiera vorrei concentrarmi su Dio, su un brano del Vangelo, sul Crocifisso, sul Tabernacolo. Ma poi nella mente arrivano preoccupazioni su tante persone che conosco, pensieri su torti che ho subito, desideri su ciò che vorrei accadesse. Cosa mi consiglia? 
Mario, Ferrara 
Fai della tua vita l’argomento della preghiera. I desideri diventano richiesta a Dio, sempre aggiungendo: se tu lo vuoi. I torti subiti, occasione per chiedere la grazia di perdonare o per dire con Gesù: «Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno». Le preoccupazioni per le persone puoi trasformare in preghiera per loro. Le cose belle che tornano alla mente, diventano ringraziamento a Dio, per provare a ringraziare Dio anche di ciò che non ci è piaciuto. 

DOLCEZZA NOSTRA

Dolcezza, Madre di dolcezza, Dolcezza nostra. Così chiamiamo Maria nella Salve Regina. Maria è madre di Gesù che ci dice: imparate da me che sono mite e umile di cuore. La parola greca sulle labbra di Gesù nel vangelo di Matteo, che traduciamo con “mite”, nelle lettere degli apostoli viene tradotta con “dolce”. Quindi se Cristo dice: imparate da me che sono dolce, allora Maria è madre della dolcezza che è Cristo, e ci ha donato con Cristo la dolcezza di Dio che ci era stata rivelata: “Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio” (Sal 90,17). Maria, a noi vicina e da noi invocata, genera in noi Cristo e la sua dolcezza, e dunque ci aiuta a diffondere intorno noi la dolcezza di Cristo secondo l’esortazione di Paolo agli Efesini: «Vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore» (Ef 4, 1-2). Dolcezza che ci è particolarmente necessaria quando pensiamo di dover correggere un parente, il coniuge, i figli, gli alunni, i colleghi di lavoro, i fratelli in Cristo. Paolo ai Galati dice: «Fratelli, se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi, che avete lo Spirito, correggetelo con spirito di dolcezza» (Gal 6,1). Nell’ultimo secolo i Pontefici hanno parlato spesso della dolcezza di Maria. Due esempi: Pio XII l’8 dicembre 1953 disse: «Come deve essere bella la Vergine! Lo sguardo di Maria! Il sorriso di Maria! La dolcezza di Maria!». Papa Francesco in una omelia a santa Marta il 12 settembre 2013: «Oggi festeggiamo l’onomastico della Madonna. Il santo nome di Maria. Una volta questa festa si chiamava il “dolce” nome di Maria e oggi nella preghiera abbiamo chiesto la grazia di sperimentare la forza e la dolcezza di Maria. Poi è cambiato, ma nella preghiera è rimasta questa dolcezza del suo nome. Abbiamo bisogno oggi della dolcezza della Madonna per capire queste cose che Gesù ci chiede. È un elenco non facile da vivere: amate i nemici, fate del bene, prestate senza sperare nulla, a chi ti percuote sulla guancia offri anche l’altra, a chi ti strappa il mantello non rifiutare anche la tunica. Sono cose forti. Ma tutto questo, a suo modo, è stato vissuto dalla Madonna: la grazia della mansuetudine, la grazia della mitezza».