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SONO ANCORA CRISTIANO? Commento al Vangelo della settima domenica del tempo ordinario


Mt 5,38-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».


Nel Vangelo di questa domenica leggiamo le ultime due antitesi del discorso della montagna. Non lasciano scampo. Non si possono addolcire. Siamo al cuore del Vangelo, della buona novella, che è molto esigente. La legge del taglione ebbe anticamente il vantaggio di limitare gli eccessi della vendetta, ma viene del tutto superata da Gesù, che ci dice di amare il prossimo, anche il nemico e coloro che ci fanno del male. E’ un invito a non usare la violenza, ma non è un invito a lasciarsi schiacciare, bensì a cercare di dimostrare a chi ci colpisce che non abbiamo nulla da difendere, e a cercare di fare con lui il primo passo del riallacciare la relazione. Gesù fa così con il servo del sommo sacerdote che lo schiaffeggia:

ATTIRERÒ TUTTI A ME, Meditazione audio sull'anima sacerdotale del cristiano


Chiesa di san Lorenzo in Verona
Il recente anniversario della nascita delle donne nell'Opus Dei,  nel giorno di san Valentino del 1930, e nello stesso giorno l'anniversario della Società Sacerdotale della Santa Croce, nel 1943, che annovera sacerdoti nell'Opus Dei, offre l'occasione di meditare sull'anima sacerdotale del cristiano.


per ascoltare o scaricare la meditazione cliccare qui

GUARDARE CON AMORE, commento al Vangelo della sesta settimana del tempo ordinario A




Mt 5,17-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.(...) Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. (...) Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: "sì, sì", "no, no"; il di più viene dal Maligno».

Gesù ci illumina con le beatitudini e ci chiama luce del mondo e sale della terra. Poi fa un discorso che può spaventare. Ma spiegandoci che non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti ma a dare compimento, fa degli esempi e così rende più facile capire il senso profondo della Legge. Con altre parole ci dice: il male viene dal cuore (cfr Mc 7,21). Con parole dure adatte agli ascoltatori del Vangelo di Matteo,

NON RIMANERE NELLA SALIERA, commento al Vangelo della quinta domenica del tempo ordinario A


Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra;ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo;non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Nel discorso della montagna, dopo le otto beatitudini che sono dette in modo impersonale, “beati i poveri, beati i miti”, arriva la nona beatitudine che invece inserisce il “voi”: “beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. Si comprende che non avrebbe avuto senso dirlo in modo generico: beato chi è insultato. Si riferisce invece ai discepoli e quindi a coloro che sono insultati e perseguitati per causa sua. E il discorso di Gesù prosegue con altri due “voi” impressionanti. Ha sempre di fronte i suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”. Gesù è capace di lodare, non ha paura della lode esagerata. Ci crede. Ma la condiziona. In primo luogo dice voi. Non dice “tu sei luce del mondo o il sale della terra”. La prima persona in queste cose si riferisce solo a lui: “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nella tenebra” (Gv 8, 12), perché solo lui è “la luce vera che illumina ogni uomo”(Gv 1, 9). Quindi noi siamo sale, e siamo luce,  o possiamo esserlo, solo se riceviamo la sua luce e la sua sapienza. Ma anche solo se siamo Chiesa, comunione, fraternità, che smussa l’orgoglio dei singoli, e ridimensiona la volontà di potere che si può nascondere anche nelle realtà più sante e più spirituali, anche nella Chiesa. Nessuno nella Chiesa è il salvatore, solo Lui. Nessuno é il mediatore tra Dio e gli uomini, solo Lui. Maria e i santi, e noi, partecipiamo per grazia divina alla sua opera di salvezza, alla sua mediazione. Altre condizio
ni che mette Gesù: il sale deve salare. Non rimanere nella saliera. Entrare in contato con i cibi. Sciogliersi, senza fare grumo, senza essere gruppo indigesto che si ritiene intoccabile, migliore di altri, da non contaminare. Sarebbe la perdita del senso del sale, diverrebbe scipito. Se non dai il sapore, che hai ricevuto, non servi e lo perdi. La fede si alimenta donandola, insegnava san Giovanni Paolo II. Ma il sapore è dato anche dallo stile, dal garbo, dal modo di comunicarsi, che è parte del messaggio cristiano ( cfr Giovanni Paolo II Redemptor hominis, 12) che non si impone, che rispetta la libertà dell’altro, e i tempi di chi riceve il messaggio di Cristo. E poi ancora: la luce deve illuminare, non può rimanere nascosta, altrimenti non è più luce del mondo. Deve stare in alto. Come le fiaccole che illuminano nella notte oscura. Con modi evangelici, con i modi delle beatitudini: diamo luce e siamo sale se siamo poveri, miti, giusti, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace. In una parola: amanti perché ci sappiamo amati, e amiamo come Lui ci ha amato. Così illuminiamo, perché portiamo con noi la luce di Cristo, luce del mondo, riflessa, ma che diventa nostra perché la comunichiamo. Che Gesù ci dona perché la doniamo.  

E SE UNA SPADA CI TRAFIGGE L'ANIMA, commento al Vangelo della Presentazione del Signore (2 febbraio)

            
       Nella quarta domenica del tempo ordinario, che quest'anno cade il 2 febbraio, si celebra La Presentazione di Gesù al tempio, 40 giorni dopo la sua nascita. 

        Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.(...)


        Maria nuova Arca dell’alleanza va verso il tempio di Gerusalemme, portando con sé il vero Signore, che ha scelto come nuovo tempio il suo grembo e come incenso il latte del suo seno. Va senza canti e suoni, senza danze che la precedono: nel nascondimento della normalità. L’accompagna Giuseppe: sempre molto uniti. Luca dice: “Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione” Non parla della purificazione della madre, che secondo il libro del Levitico é l'unica che si dovrebbe purificare a causa del sangue nel parto.

SOBRE LOS EVANGELIOS DE 2 DE FEBRERO A 8 DE MARZO, "Evangelio y Vida" en Palabra, enero de 2020

Los seis comentarios al Vangelo de Domingos y Solemnidades, que he publicado en el numero de enero de 2020 de Palabra, llegan al primer y segundo domingo de cuaresma.

EVANGELIO Y VIDA 
2 de febrero 
IV DOMINGO DEL TIEMPO ORDINARIO 
María, la nueva “Arca de la Alianza”, va al Templo de Jerusalén, llevando consigo al verdadero Señor, que ha elegido a su vien- tre como nuevo templo y como incienso, la leche de su seno. Va sin cantos ni trompetas, sin danzas que la precedan: en el ocultamiento de la normalidad. Le acompaña José: siempre tan unidos. En Lucas, leemos: “Y cumplidos los días de la purificación de ellos”.No dice la purificación de la madre, la única según el Levítico que se debía purificar a causa de la sangre del parto. Dice: “de ellos” (αὐτῶν). Quizá une al Hijo, a Jesús, que según la ley debe ser rescatado, por ser primogénito, con cinco ciclos de plata. Una delicadeza de Lucas para desviar la atención de la purificación de la Madre: une a toda la familia en este camino. O, según algunos, alude a la purificación de toda Jerusalén. Aquello que sucede es una realidad grandiosa. Todo aquel Templo bellísimo está poseído por el Niño, su verdadero Señor. De adulto dirá que su cuerpo es el nuevo templo y que, si es destruido, lo resucitará en tres días. En el sancta sanctorum sólo entra el Sumo Sacerdote una vez al año, pero ahí, en medio de la multitud, el verdadero “santo de los santos” sonríe y llora entre los pechos de su madre. En los abrazos de dos ancianos, de corazón joven y llenos de esperanza, se colma, en el corazón del niño, la añoranza por los abuelos lejanos. Lo abrazan, lo acarician y lo besan. Verdaderamente ha cambiado el modo de encontrar a Dios. Jesús no ha pedido permiso a los sacerdotes del templo para venir al mundo, ni ahora se hace reconocer por ellos. Tampoco cuando comience a predicar les dedicará demasiada atención. En cambio, el Espíritu Santo privilegia a los pobres y simples de corazón, que lo esperan con corazón límpido y se dejan llevar dócilmente hacia el niño. Y así, son felices, Simeón y Ana. Alaban a Dios por esta maravilla, y no tienen inconveniente en contarlo a su alrededor. Aquel niño es “tu salvación, la que has preparado ante la faz de todos los pueblos: luz para iluminar a los gentiles”. A María le revela otra cosa sobre Jesús, que completa el anuncio del Ángel. Dios habla de un modo distinto y a través de muchas personas. “Este ha sido puesto para ruina y resurrección de muchos en Israel, y para signo de contradicción”. Actúa para que caigan nuestros ídolos, máscaras, falsedades, envidias, y opera nuestra resurrección, para que nos convirtamos en una criatura nueva. Contradice nuestro modo de pensar quieto y cómodo, nuestras ideas equivocadas sobre Dios. Nos mezcla las cartas sobre la mesa, los programas, las previsiones. Quiere de verdad que sigamos sus huellas, y, así, nos convirtamos al amor verdadero como única fuerza y sentido de nuestra vida, que renazcamos a la comprensión y al perdón. Y si una espada nos traspasa el alma, su Madre nos ayuda.

9 de febrero 
V DOMINGO DEL TIEMPO ORDINARIO 
En el discurso de la montaña, después de ocho bienaventuranzas dichas de modo impersonal, “bienaventurados los pobres, bienaventurados los mansos...”, llega la novena que incluye el “vosotros”: “bienaventurados cuando os injurien, os persigan y, mintiendo, digan contra vosotros todo tipo de maldad por mi causa. Alegraos y regocijaos, porque vuestra recompensa será grande en el cielo”. Se refiere a los discípulos, a aquellos que son injuriados y perseguidos por su causa. Sigue Jesús con dos “vosotros” impresionantes. Tiene siempre delante a sus discípulos: “Vosotros sois la sal de la tierra, vosotros sois la luz del mundo”. Jesús es capaz de alabar, no tiene miedo a la alabanza exagerada. Cree en ella. Pero le pone condiciones. En primer lugar, dice “vosotros”. No dice: tú eres la luz del mundo o la sal de la tierra. La primera persona en estos asuntos se refiere sólo a él: “Yo soy la luz del mundo, el que me sigue no andará en tinieblas” (Jn 8, 12), porque sólo él es “la luz verdadera que ilumina a todo hombre” (Jn 1, 9). Por tanto, nosotros somos sal y somos luz, o podemos serlo, si recibimos su luz y su sabiduría, y si permanecemos en el “vosotros”: en la Iglesia, en la comunión, en la fraternidad, que suprime el orgullo del singular y redimensiona la “voluntad de poder”, que se puede esconder también detrás de las realidades más santas y espirituales, también en la Iglesia. Ninguno en la Iglesia es el Salvador, sólo Él. Ninguno es mediador entre Dios y los hombres, sólo Él. La Virgen y los santos, y nosotros participamos por gracia divina de su obra de salvación, de su mediación. Otras condiciones que pone Jesús: la sal tiene que salar. No permanecer en el salero. Entrar en contacto con los alimentos. Deshacerse, sin formar grumos, sin ser un grupo indigesto que se cree intocable y mejor que los demás, que no quiere contaminarse. Sería la pérdida del sentido de la sal, se convertiría en insípida. Si no das el sabor, que has recibido, no sirves y lo pierdes. “La fe se alimenta donándola”, enseñaba san Juan Pablo II. Pero el sabor también viene del estilo, del garbo, del modo de comunicar, que es parte del mensaje cristiano (cfr. Redemptor hominis, 12). La luz debe iluminar, no puede permanecer escondida, si no, no será ya la luz del mundo. Debe estar en lo alto. Como las lámparas que iluminan en la noche oscura. Con modos evangélicos, con los modos de las bienaventuranzas: damos luz y somos sal, si somos pobres, mansos, justos, misericordiosos, puros de corazón, operadores de paz. En una palabra: amantes porque nos sabemos amados, y amamos como Él nos ha amado. 


16 de febrero 
VI DOMINGO DEL TIEMPO ORDINARIO 
Jesús nos ilumina con sus bienaventuranzas y nos llama “luz del mundo y sal de la tierra”. Luego, hace un discurso que podría asustarnos. Pero explicándonos que no ha venido a abolir la Ley o los Profetas, sino a darles cumplimiento, ofrece ejemplos y nos hace más fácil entender el sentido profundo de la Ley. Con otras palabras, nos dice: el mal viene del corazón (cfr. Mc 7, 21). Con palabras duras, adecuadas para sus oyentes cristianos provenientes del judaísmo (no entrará en el reino, será llevado a juicio, entregado a prisión, acabará en la Gehenna), quiere llevar a sus discípulos a aquel “amaos como yo os he amado” del Evangelio de Juan. Nos hace entrar dentro de nosotros mismos, para purificar los pensamiento y deseos del corazón. Nos pide superar a los escribas y fariseos en su modo de vivir la Ley: es decir, vivirla como Él la ha vivido. No os contentéis con “no matarás”, porque podéis matar también con las palabras, los insultos, el odio, el rencor, el maldecir. 
Pensemos en el juicio interior, en la calumnia que mata, en la murmuración, en la difamación, en las denuncias falsas e injustas, que son pecados muy graves. Si tu hermano tiene quejas contra de ti, y también si tú tienes algo contra él, reconcíliate primero antes de ofrecer tu don en el altar, antes de la Eucaristía, que es “comunión”. Después, Jesús habla del adulterio del corazón. Mirar a una mujer para desearla, significa destruirla como persona sólo con la mirada, arrancar su cuerpo de su armonía plena, de su ser una unidad: cuerpo, alma, y su vida entera. Significa adulterar, falsear a la persona. La mirada es un hermoso sentido humano, creado por Dios, que nos ayuda a conocer y amar, a encontrar a Dios en la belleza de lo creado. El deseo del corazón es fundamental para ir hacia el bien y hacia el amor. Pero mirar sólo para alimentar el deseo de la posesión sexual, que prescinde de la dignidad de la persona, de la donación libre y responsable al amor, es cometer un adulterio en el corazón. Es como violentar a aquella persona, aunque sea sólo en el corazón. Jesús nos pide mirar como él nos miraba. Una mirada de amor, contemplativa de la belleza de los hijos de Dios. Nos pide cultivar el deseo de bien, de amor, de santidad. Que queramos mirar con amor, con deseo de amor para todas las personas, con respeto de su libertad, historia e intimidad. Una mirada y un deseo que diga: te amo en Cristo, te quiero feliz en Cristo, te estimo en Cristo, te respeto. Y añade Jesús: no te contentes con no jurar en falso, acostúmbrate en cambio a no jurar nunca. Amar al prójimo como a ti mismo significa considerarlo digno de que digas la verdad, así no tendrás más la necesidad de jurar. Este Evangelio da pistas para un examen de conciencia. Con la gracia de Jesús, que convierte el corazón.

23 de febrero 
VII DOMINGO DEL TIEMPO ORDINARIO 
En el Evangelio de este domingo, leemos las dos últimas “antítesis” del Discurso de la montaña. No dejan escapatoria. No se pueden endulzar. Estamos en el corazón de la Buena Nueva, que es muy exigente. La ley del talión, antiguamente, tenía la ventaja de limitar los excesos de la venganza, pero es totalmente superada por Jesús, que nos habla de amar al prójimo, incluso al enemigo y a aquellos que nos hacen mal. Es una invitación a no usar la violencia, pero no una invitación a dejarse aplastar, sino más bien a tratar de demostrar a quien nos golpea que no tenemos nada que defender, y a tratar de dar el primer paso para reestablecer la relación. Jesús hace así con el siervo del Sumo Sacerdote que le abofetea: no pone la otra mejilla, pero trata de hacerle razonar sobre el motivo por el que le ha golpeado, para que se percate de estar en el error y se arrepienta. El móvil es siempre el amor y el fin, la redención. Después, cuando el curso de los eventos sea imparable, durante toda su pasión, Jesús no reaccionará, como un cordero mudo ante los trasquiladores: “Al que quiera entrar en pleito contigo para quitarte la túnica, déjale también el manto”.Ante el tribunal, lugar de justicia, aquí de injusticia, Jesús lo ha experimentado delante de Pilato. No era una cuestión de la túnica: pues le quitaron la vida. Y, sin embargo, él les dio también la túnica, que echaron a suertes. “A quien te fuerce a andar una milla, vete con él dos”. Con los de Emaús camina siete millas, y luego se detiene con ellos para cenar. “Al que te pide prestado, no lo rehúyas”. Son cosas concretas de Jesús, que no se pueden pasar por alto con corazón ligero. La visión humana de las cosas, las prudencias, ahogan nuestro modo de vivir el Evangelio a la letra. Anotemos estas palabras y meditémoslas en la oración, cuando estemos en situaciones como las descritas, para valorar cómo actuar. “Amad a vuestros enemigos y rezad por los que os persiguen, para que seáis hijos de vuestro Padre celestial”. Aquí está el secreto: saber que somos hijos de nuestro Padre Dios, y tomar de él nuestra fuerza, como Jesús, para actuar como hijos. Jesús describe el retrato del actuar de los hijos de Dios. Amar y rezar. Jesús no dice: abrazad y poned la espalda al enemigo para recibir otra cuchillada. No: amar y rezar. Luego, el amor y la oración nos sugerirán qué debemos hacer. “Porque, si amáis a los que os aman, ¿qué recompensa tenéis? ¿No hacen eso también los publicanos? Y, si saludáis solamente a vuestros hermanos, ¿qué hacéis de más? ¿No hacen eso también los paganos?”. Es la diferencia entre del cristiano. ¿Soy todavía cristiano?”, nos preguntamos a veces. Aquí encontramos la respuesta para recibir la recompensa del Padre que es Él mismo. Lucas dice: “sed misericordiosos como vuestro Padre es misericordioso”. Es el sentido de esta perfección de amor.


1 de marzo 
I DOMINGO DE CUARESMA 
El Espíritu conduce a Jesús al desierto, y nos impresiona la docilidad del Hijo a su Espíritu, que es el Amor entre él y el Padre. Se deja llevar por el Amor. Es más, “deja hacer” al Amor. ¿Y nosotros? Dejarnos conducir, dejarnos llevar. ¿Dónde me quiere llevar el Espíritu Santo? Como Bernabé y Saulo, “enviados por el Espíritu Santo” a Seleucia y a Chipre (Hch 13, 4). Pablo que dice: “Ahora, encadenado por el Espíritu, me dirijo a Jerusalén, sin saber qué me pasará ahí, excepto que por todas las ciudades el Espíritu Santo testimonia en mi interior para decirme que me esperan cadenas y tribulaciones” (Hch 20, 22-23). Felipe recibe la orden de bautizar al eunuco etíope, y luego, raptado por el Espíritu, se encuentra en Azoto, y “evangelizaba todas las ciudades por las que atravesaba”. El Espíritu conduce a Jesús al desierto, en hebreo: “midbar”, que significa “lugar de la palabra”. El lugar donde Dios habla, en el silencio, en aquella inmensidad. El Espíritu nos conduce a lugares adecuados para recibir la palabra de Dios. En los desiertos naturales, en los silencios exteriores que nos procuramos, o en los silencios interiores que nos llegan, en los desiertos del corazón donde te puede hablar. Cuando nos reconocemos como en un desierto, entonces ahí puede llegarnos su palabra con una claridad y una fuerza desconocidas. Pero el Espíritu, relata Mateo, lo ha llevado al desierto para “ser tentado por el diablo”. Esto nos puede escandalizar. Pero ¿es posible que el Espíritu quiera que el Hijo sea tentado? Cuando nosotros pedimos a Dios, en el Padre Nuestro, con palabras de Jesús: “¡no nos pongas en tentación!”, no hay contraste: es para nuestra ventaja que Jesús se deja tentar. Carga sobre sí también las tentaciones que sufrimos. Combate con el enemigo para vencerlo y para enseñarnos el combate: qué debemos hacer para vencer y qué no debemos hacer para no ser vencidos. Jesús, el nuevo Adán, vence donde Adán con Eva, perdieron y cayeron. Dice Agustín: “en Cristo fuiste tentado, en él obtienes la victoria”. “El tentador se le acercó y le dijo: ‘Si eres Hijo de Dios, di que estas piedras se conviertan en panes’”. Lo pone a prueba: demuéstrame que eres Hijo de Dios porque el Juan que te acaba de bautizar ha dicho que “Dios puede hacer surgir de estas piedras hijos de Abraham” e inmediatamente después, aquella voz del cielo ha dicho que tú eres el Hijo suyo, “el amado”: ¡háznoslo ver! Jesús responde con la Escritura: “No solo de pan vivirá el hombre, sino de toda palabra que sale de la boca de Dios”. Pan que es la palabra de Dios, escrita y leída, pero también toda criatura salida de su boca y de sus manos. Dialogar con la samaritana, encontrar a la oveja perdida, nutrirá a Jesús que rehusará el alimento de los discípulos: “Para comer yo tengo un alimento que vosotros no conocéis” (Jn 4, 32). Señor, danos siempre de este pan. 


8 de marzo 
II DOMINGO DE CUARESMA 
Es Jesús quien toma la iniciativa y elige a los tres que llevará consigo a un lugar aparte; también al huerto de los olivos, donde serán testigos de su “tristeza y angustia”. Los llama y los lleva consigo: “venid”. Pensemos en los otros discípulos. El Evangelio no dice si se ofendieron. En otros momentos se dice que discutían sobre quién era el más grande entre ellos. Pero Jesús no dice que elige a esos tres porque son más capaces o los más virtuosos entre los suyos. Los llama, los elige, los lleva consigo y basta. Y ellos se dejan hacer. Están habituados a que Jesús pida cualquier cosa a cualquiera, que dé encargos, que confíe una misión. También nosotros debemos considerar que Jesús sigue siendo el “Señor de la Historia”, es él quien guía a su Iglesia, y confía encargos, y luego los cambia. Primero te había pedido una cosa, ahora tú me ayudas más en una misión distinta, en una tarea de otro tipo, en otro puesto de trabajo, en otra ciudad, en otro papel. No les entra la envidia a aquellos que quedaron en la llanura, porque también Jesús les había confiado encargos importantes: escuchar a la gente, enseñar, curar en su nombre. Por eso, cuando bajan del monte y el papá del muchacho epiléptico le dice que sus discípulos no han sido capaces de curarlo, Jesús se lamentará de modo fuerte e insólito. Nosotros vamos con Jesús donde Él nos lleva. También a la cima de un monte, aunque subir sea fatigoso. Nos fiamos. Habrá preparado una sorpresa. Y los tres no piensan que subir al monte significa recordar el gesto de Moisés cuando subió al Sinaí para hablar con Dios y recibir las tablas de la Ley. Están contentos de haber sido elegidos. Estar con el Maestro es siempre hermoso e imprevisible. Y Jesús no defrauda, aquel día sucede una cosa que no saben ni siquiera describir: cambió su figura, cambiaron sus vestidos, su color, un color que no es de esta tierra, nunca visto, y luego cambió el rostro, un rostro de una belleza indecible. Y todo, rodeado de una luz impresionante, que ellos compararon con el sol, la luz más grande que existe, que no se puede mirar directamente. Los vestidos de luz. No saben decir otra cosa. Y luego aparecen Moisés y Elías. ¿Cómo los reconocen? No tienen necesidad de que se los presenten, porque los tres con los otros tres viven un momento de cielo, donde todo está claro y evidente a todos. El tiempo se detiene. Es una maravilla y están muy bien. “!Qué bien estamos aquí!”. Son palabras de cielo, pero dichas en la tierra. Jesús hace que los tres tengan una experiencia de cielo sobre la tierra, para que después puedan decir, pasada su Resurrección, en su nueva Vida, el cielo está para siempre unido a la tierra, a los seres humanos, a su historia. Ellos lo han visto, con sus ojos. El segundo domingo de cuaresma es una explosión de luz, de cielo y de esperanza. 


Andrea Mardegan 

VIDE I FRATELLI E IL LORO PADRE, commento al Vangelo della terza domenica del tempo ordinario (A)

Nella terza domenica del tempo ordinario (anno A) leggiamo l'inizio della predicazione di Gesù e la chiamata dei primi discepoli.

Mt 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali (...) Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.



L’arresto di Giovanni è il segno per Gesù che è giunta l’ora di cominciare a predicare. Il suo precursore sta percorrendo le ultime tappe dell’aprire la strada al Verbo di Dio: il carcere e la morte. Gesù lancia l’invito di poche parole “Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino”(Mt 4, 17). Sono le stesse parole che diceva il Battista (Mt 3,2). Convertitevi, in ebraico: ritornate! In greco: cambiate modo di pensare! Noi potremmo intenderlo anche come: voltate lo sguardo per vedere cosa sta accadendo: il regno di Dio è vicino.

BATTESIMO DA FIGLI, meditazione audio


Meditazione del 9 gennaio 2020. Il Battesimo del Signore ci fa riflettere sulla filiazione divina che riceviamo nel nostro Battesimo. L'anniversario di nascita di san Josemarìa ci ricorda una grazia importante che ricevette sulla comprensione del mistero del nostro essere figli di Dio.


per ascoltare e scaricare la meditazione cliccare qui